Essere un Testimone nella Città dalle Nove Porte
Oggi entriamo nel cuore di un passaggio che definirei “il ponte d’oro” della Bhagavad Gita. Se guardiamo alla mappa del nostro viaggio, siamo ancora nella fase dell’Integrazione. È quel momento del cammino in cui cerchiamo di capire come non vivere una spiritualità “divisa”: da una parte il dovere e il lavoro, dall’altra la meditazione e l’anima.
Il quinto capitolo serve proprio a questo: a guarire la frattura tra l’agire e l’essere.
Il Dilemma: Rinuncia o Azione?
Arjuna apre l’incontro con una domanda molto onesta. Non è ottuso, sta solo cercando di capire come “mettere a terra” quello che ha sentito nel capitolo precedente sulla conoscenza trascendentale.
Verso 5.1: Arjuna disse: Krsna, Tu elogi la rinuncia dalle azioni e poi ancora lo yoga. Dimmi definitivamente, quale dei due è il migliore?
Arjuna ha in mente l’immagine classica del sannyasa: il rinunciante che si ritira dal mondo per meditare. Krsna però gli risponde in modo lapidario, ribaltando questa visione.
Verso 5.2: Il Signore disse: Sia la rinuncia [alle azioni] che lo yoga dell’azione conferiscono il bene più elevato. Ma tra i due lo yoga dell’azione è superiore alla rinuncia all’azione.
Perché Krsna dice che l’azione è “migliore”? Non perché sia superiore in senso assoluto, ma perché per noi è più funzionale, meno rischiosa e più pagante da subito.
La mera rinuncia fisica senza aver purificato il cuore è pericolosa: se i desideri riemergono e non hai un mezzo per trasformarli, rischi di diventare quello che Krsna chiama un “simulatore”.
Lo Yoga dell’azione è la via per chi, come noi, deve ancora imparare l’arte di agire (Karma Kushalam), usando il lavoro stesso come strumento di purificazione.
L’Arte di Non Bagnarsi: La Foglia di Loto
Krsna introduce qui una delle sue “finezze” più celebri, un’immagine che descrive perfettamente come dovremmo stare nel mondo.
Verso 5.10: Abbandonando l’attaccamento e affidando le azioni all’Assoluto una persona non è macchiata dal peccato, così come la foglia del loto non è toccata dall’acqua.
Il loto è un’immagine di straordinaria potenza: nasce dal fango — simbolo dei nostri limiti e delle bassezze del mondo — ma cresce verso l’alto e i suoi petali sono idrorepellenti. L’acqua vi scorre sopra ma non li inzuppa.
Allo stesso modo, il devoto vive nel mondo, affronta le sfide e le relazioni, ma non ne viene “sporcato” perché ha imparato a non identificarsi con il risultato. Agisce con un solo scopo: la purificazione del cuore.
Questo è quello che io chiamo lo “scacco ai sensi”. Invece di lottare brutalmente contro i sensi per controllarli, li impegniamo nel servizio agli altri, rendendoci utili e umili.
Servendo gli altri, diventiamo cari a tutti, la nostra mente trova pace e i sensi, quasi per magia, smettono di deviare perché sono “appagati” da un gusto superiore.
La Città dalle Nove Porte: Chi Agisce Davvero?
Per liberarci dal senso di colpa o dall’ansia da prestazione, dobbiamo capire chi sono i “giocatori” in campo. Krsna ci spiega che l’anima non è l’autrice materiale degli atti.
Verso 5.13: Rinunciando mentalmente a tutte le azioni, un’anima incarnata che domina se stessa è felice nella città dalle nove porte, non agendo e nemmeno causando l’azione.
Il corpo è questa “città” dotata di nove accessi (occhi, orecchie, narici, bocca…). L’anima (Atma) vi risiede dentro come una maestra o un testimone felice.1 In questo scenario dobbiamo distinguere tre attori:
- L’Anima (Atma): È pura eternità, conoscenza e beatitudine (Saccidananda). Vive nel corpo ma non genera i risultati. Il suo unico “problema” è il desiderio, che nasce quando si identifica erroneamente con il falso ego (Ahankara).
- La Natura Materiale (Prakriti/Guna): È il meccanismo automatico. È lei che muove i sensi, crea lo scenario e genera le azioni. “Sono i guna che agiscono sui guna”.
- Il Signore Supremo (Paramatma): È l’amico imparziale che risiede nel cuore. Egli non crea i nostri peccati né i nostri meriti; semplicemente sancisce i nostri desideri, permettendoci di agire liberamente secondo la nostra natura.
Capire questo ci toglie un peso immenso: siamo passeggeri in viaggio, non dobbiamo “spingere” noi la macchina del mondo.
La Visione del Saggio e il Gusto Superiore
Quando la conoscenza distrugge l’ignoranza, lo sguardo cambia. Non vediamo più etichette, ma anime.
Verso 5.18: Il saggio vede uguali il brahmana erudito e umile, la mucca, l’elefante, un cane e anche i mangiatori di cani.
Il saggio non giudica in base ai guna (virtù, passione, ignoranza). Non gli interessa se uno è un dotto o un animale: vede l’essenza spirituale in ognuno.
Per arrivare a questo non basta lo studio: serve l’umiltà. L’intelligenza accumula dati, ma solo l’umiltà sradica l’orgoglio del falso ego che ci impedisce di vedere l’uguaglianza.
Chi raggiunge questa stabilità non è più scosso dalla dualità. Non esulta follemente quando le cose vanno bene, né sprofonda quando vanno male.
Trova la gioia dentro di sé, perché ha scoperto un “gusto superiore” (Param) che rende i piaceri dei sensi — che iniziano e finiscono sempre nel dolore — del tutto trascurabili.
La Formula della Pace: Il Verso 5.29
Il capitolo si chiude con quello che Srila Prabhupada chiamava lo “Shanti-mantra”, la chiave definitiva per la pace interiore.1 Krsna qui parla come Dio stesso e ci offre tre pilastri che ribaltano completamente la logica del nostro ego.
Verso 5.29: Conoscendo Me come il Beneficiario del sacrificio e dell’austerità, il Grande Signore di tutti i mondi e l’Amico Gentile di tutti, si ottiene la pace.
Analizziamola bene, perché qui c’è il segreto per fare pace con la vita:
- Il Beneficiario Supremo (Bhoktaram): L’ego ci dice che siamo noi i beneficiari di tutto ciò che facciamo. Krsna dice: “No, offri a Me”. Se io agisco per Lui, divento capace di tollerare ogni sforzo e ogni dovere, perché non ne porto più il peso egoico.
- Il Signore di Tutto (Sarvaloka Maheshwaram): Noi cerchiamo ossessivamente di controllare il nostro piccolo mondo. Sapere che c’è un Signore Supremo che governa ogni cosa ci dona equanimità. Non dobbiamo più lottare per il controllo.
- L’Amico Intimo (Suhrdam): Questa è la rivelazione più calda. Dio non è una legge fredda o un controllore distante, ma l’amico più caro (Suridam) che risiede nel nostro cuore.1 Se Lui è mio amico, allora posso accettare ogni evento della vita, sapendo che anche nelle prove più dure c’è una lezione d’amore pensata per me.
L’ego ci vuole convincere di essere i signori, i beneficiari e gli unici amici di noi stessi. Krsna ribalta tutto questo e ci regala la pace.
Ascolta l’audio
Ora ascolta l’audio del capitolo della Bhagavad Gita.
Il Campo di Coscienza: Arjuna e il Velo che si Squarcia
Ora proviamo ad immagine il flusso di pensieri di Arjuna.
Senti il rumore, Arjuna? Le conchiglie gridano ancora, ma la tua mente… la tua mente sta iniziando a fare silenzio. Guarda le tue mani. Prima tremavano, gelate dal terrore di perdere tutto. Ora le guardi e sembrano… distanti. “Nove porte”, ha detto. Allora io non sono questo dolore al petto? Io sono l’ospite di questa città di carne e ossa? Krishna, il tuo sorriso è una lama di luce che taglia i miei dubbi come se fossero vecchi stracci. “Amico”, mi hai chiamato. Suhrdam. L’amico del cuore. Ti sento qui, sento il calore del tuo respiro che guida i cavalli bianchi verso l’abisso, ma non ho più paura dell’abisso. Se Tu sei il beneficiario di questo mio dolore, allora posso offrirlo. Se Tu sei il Signore di questa polvere e di queste stelle, allora io non devo più decidere chi vince e chi muore. Sento il peso del mondo scivolare via dalle mie spalle, come l’acqua dalla foglia di loto. Non devo scappare nella foresta per trovarti, Krishna. Sei qui. Sei sempre stato qui, tra il mio arco e il mio cuore. Parla ancora… la tua voce è il nettare che cancella la sete di mille vite… ora vedo… vedo l’anima anche sotto l’armatura del nemico… siamo tutti scintille della tua vampa… agisco, ma resto fermo nel tuo amore…
I Tuoi Punti di Svolta
Questa settimana, non limitiamoci a studiare. Proviamo a vivere queste “istruzioni per l’uso” della coscienza:
- Trasforma il “Devo” in “Offro”: Prendi un’attività che ti pesa e, prima di iniziarla, dì mentalmente: “Krsna, questa è per Te”. Osserva se il peso della fatica cambia.
- La Visualizzazione del Loto: Quando qualcuno ti critica o ti trovi in una situazione sgradevole, immagina di essere quella foglia. Sii presente, rispondi con precisione, ma non lasciare che l’emozione “bagni” il tuo senso di valore profondo.
- Pratica l’Umiltà come Visione: Prova a guardare qualcuno che solitamente giudichi. Cerca di scorgere l’anima che abita quel corpo, il testimone che vive in quella “città dalle nove porte”, uguale al tuo.
Siamo pronti per il prossimo passo. Con il cuore purificato dall’azione, entreremo nel silenzio del sesto capitolo, lo Yoga della Meditazione.
