Gli arnesi del mestiere: sito web, canale social, autorisponditore

Probabilmente conosci gran parte delle informazioni contenute nelle prossime pagine, ma non voglio rischiare. Se questo è il caso, guardale velocemente giusto per assicurarti di non perderti nulla. Se invece sei a digiuno di tecnologia, preparati ad entrare in un nuovo mondo.

Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria accelerazione nel campo della tecnologia e nello sviluppo di nuovi sistemi, applicazioni o strumenti che hanno l’intento di agevolare enormemente la gestione di un’attività, grande o piccola che sia. A volte l’ostacolo per la loro applicazione è la paura di cambiare dei processi già consolidati, altre è la complessità di questi sistemi, sia nel funzionamento che nell’integrazione rispetto al resto del lavoro offline, quello del mondo reale. D’altro canto, ormai le persone hanno alzato i loro standard di valutazione di un’attività e danno quasi per scontato l’uso di alcuni strumenti. Ad esempio, rimaniamo sbalorditi nel vedere che un ristorante non ha inserito le informazioni corrette nei motori di ricerca come Google, come gli orari di apertura, la posizione e magari anche il menù. Inoltre, ormai viene considerato quasi un obbligo avere una propria presenza online tramite un sito web collegato almeno ad un profilo social. Ovviamente ci sono modi più o meno intelligenti ed efficaci per usare questi strumenti, ma averli sembra una condizione indispensabile per condurre un’attività.[1]

Resta il fatto che ogni lavoro ha i suoi arnesi del mestiere, i suoi strumenti di lavoro, ed è facile che questi cambino con il tempo seguendo lo sviluppo tecnologico di quel dato settore. Mio padre è un bravo architetto ed ha iniziato a lavorare da giovane. All’epoca ogni progetto veniva disegnato a mano, su fogli da lucido e con penna a china: un lavoro colossale e lunghissimo. Durante le estati delle mie scuole superiori andavo ad aiutarlo e passavo ore a disegnare sul tecnigrafo (così si chiama quel grande tavolo che usavamo). Se cadeva una goccia di sudore, e durante l’estate è facile che accada, oppure facevo un errore qualsiasi, semplicemente dovevo buttare via il disegno e ricominciare. Anche per mio padre era lo stesso: davanti ad un tavolo da disegno eravamo tutti uguali e dovevamo armarci solo di santa pazienza. Immagina ora quanto sia stato felice nel vedere arrivare un computer. Potevamo disegnare velocemente attraverso un programma grafico e, ad esempio, una volta disegnato il piano terra di un edificio, per fare il primo piano non dovevi ricominciare daccapo, come succedeva prima, ma bastava selezionare il piano terra, copiarlo, incollarlo e poi modificarlo solo dove serviva. Una vera e propria magia! Anche l’arredo era facilissimo da inserire perché il programma aveva già ideato dei blocchi di disegno che rappresentavano tavoli, sedie, divani, sanitari ecc. Pensa, che con il tecnigrafo disegnavamo tutto a mano e passavo ore solo a creare le ombre su un singolo divano (facendo dei piccoli puntini con la china) o a disegnare le fughe della pavimentazione. Bene, se mio padre all’epoca fosse rimasto legato ai suoi disegni a china, non solo non sarebbe potuto stare più al passo con il mercato, per i costi esagerati della manodopera, ma non avrebbe nemmeno servito adeguatamente il suo cliente, che da qual momento in poi ha iniziato ad aspettarsi sia dei tempi di progetto molto più ristretti sia di poter vedere molte più varianti della stessa idea, vista la facilità con cui si poteva farlo.

Per questo vedo l’innovazione come l’equilibrio tra un atteggiamento proattivo, che cerca sempre nuove idee e input, ed uno più critico, capace di avere uno sguardo più profondo, con l’obiettivo di rimanere aderente alla realtà senza farsi ingabbiare dagli auto-condizionamenti e dalle spinte del momento. Il tema della digitalizzazione di un’impresa sembra essere condiviso da tutti, eppure ci sono ancora molte resistenze nelle micro e piccole imprese nonostante il fatto che proprio loro potrebbero riceverne molti vantaggi. Uno di questi è rimanere locali, ossia legati ad un luogo fisico specifico, ma poter agire su un piano più globale: il tuo “paesino” può diventare ancora più grande, senza però perdere in autenticità ed eccellenza. Il web è tra i nostri principali canali informativi con i quali ci muoviamo liberamente in questo nuovo mondo. L’ha inventato l’ingegnere Tim Berners-Lee nel 1989, che si immaginò un universo di pagine digitali in cui si poteva viaggiare velocemente e facilmente. Un universo nuovo, molto più leggero e fluido del nostro. Pensa che nel 1991 esisteva solo un sito, il suo appunto, nel 1992 erano arrivati a dieci e oggi sono quasi 2 miliardi.[2] Questo secondo pianeta virtuale lo puoi esplorare facilmente e puoi tranquillamente lasciare le tue tracce, per farti conoscere e per conoscere gli altri. Farlo è così semplice rispetto al mondo in cui viviamo quotidianamente che lì ti senti come potenziato, con poteri sovrannaturali: puoi creare il tuo mondo ed accedere a contenuti che fino a poco tempo fa non potevi nemmeno immaginare. Come direbbe Alessandro Baricco, la scelta è in qualche modo tra movimento e immobilità, tra libertà e conformismo perché per entrare in questo “nuovo” sistema, c’è bisogno di abbandonare vecchi paradigmi.[3] Capisco che per alcuni è del tutto naturale ma per altri può essere un grande ostacolo, quasi insuperabile. Se sei tra questi ultimi e hai paura di non raggiungere mai quelle capacità minime per giocare a questo gioco, voglio tranquillizzarti perché non dovrai diventare esperto o succube della tecnologia, ma avere quella minima dimestichezza per non rinunciare ad una grande potenzialità. Tra l’altro, questi strumenti sono sempre più facili da usare e l’unico problema è lo scegliere tra le tante, troppe, possibilità. Infine, considera che potrebbe anche piacerti così tanto che, come molti, potresti anche rinunciare ad avere una tua presenza nel mondo reale e “vivere” solo nella tua piccola isola dell’universo virtuale.

Ritengo che per condurre al meglio un’attività e fare in modo che l’esperienza dell’utente sia soddisfacente, ti bastino tre categorie di strumenti:

  1. Sito web (o Marketplace): un luogo dove dichiari la tua presenza online in modo strutturato, lanci il tuo messaggio e puoi attivare una transazione economica, ossia dove il tuo potenziale cliente può acquistare qualcosa da te.
  2. Canali Social: uno o più canali nel social network, ossia luoghi che uniscono delle persone tra loro in base a determinati interessi o modalità di interazione. Questi canali ti permettono di attivare una comunicazione con il tuo pubblico quasi in tempo reale, renderti più accessibile e farti conoscere nel lungo termine.
  3. Autorisponditore: piattaforma che ti permette di comunicare via e-mail, anche in modo automatico, con la lista dei tuoi contatti perché l’e-mail rimane ancora lo strumento più efficace per farlo e per sapere esattamente in che fase del viaggio sono. Tra l’altro i contatti all’interno dei canali social sono del canale, che gestisce i loro dati come crede e che non puoi trasferire da un canale all’altro, mentre le liste in un autorisponditore sono di tua proprietà e puoi spostarle a piacimento.

Ora ti illustrerò ognuno di questi strumenti, giusto per darti un’idea delle potenzialità che hanno e soprattutto per poter proseguire e meglio contestualizzare quello che diremo sul viaggio del tuo cliente all’interno della tua attività. Queste considerazioni ti serviranno soprattutto per collegare i vari pezzi che abbiamo elaborato finora con ciò che diremo nei capitoli successivi. Sarò molto veloce e semplice, giusto per darti delle coordinate con le quali muoverti agevolmente.

Sito web (o Marketplace)

Se vuoi condurre un’attività, ossia vuoi avere dei nuovi clienti o per lo meno rimanere sul mercato, nel ventunesimo secolo è necessaria una presenza online, tanto più che ormai è qualcosa di estremamente economico e allo stesso tempo efficace. Considerato che più della metà degli acquisti partono da una ricerca in internet, se decidi di rimanerne senza, significa che scegli di rivolgerti alla restante metà, ossia di avere un fatturato dimezzato rispetto a quello che potrebbe essere. Mi spiego, quando stiamo cercando qualcosa, cinque persone su dieci entrano su un motore di ricerca e digitano le parole chiave per poi cercare tra i risultati (il numero è in aumento). Se non compari nel web, ossia non hai creato il tuo piccolo mondo virtuale, allora non uscirà il tuo nome e appunto, cinque persone su dieci che hanno il problema che tu puoi risolvere, lo risolveranno altrove. È chiaro che anche senza sito web potresti comunque comparire sui motori di ricerca, perché Google cerca ad esempio anche nelle pagine bianche per rendere il suo servizio sempre più accurato. Ma, in questo caso, oltre a non comparire nei primi posti tra i risultati, è Googlechesceglierà quali informazioni mostrare e quali no, non tu, Inoltre come visitatore non sarei nemmeno sicuro se i dati siano aggiornati o meno. Non so te, ma io invece preferirei che chi mi sta cercando veda qualcosa che lo stimoli a contattarmi, che riceva le informazioni giuste e che capisca subito cosa faccio e come mi distinguo dagli altri. Questo lo puoi fare solo progettando accuratamente il tuo sito web. Inoltre, avere un sito web ormai è ritenuto uno standard minimo e non averlo diminuisce l’opinione che l’utente ha di quell’attività perché dà l’impressione di non essere gestita bene e di non essere al passo con i tempi. Sarà quindi altamente probabile che non acquisterà da loro. Non tutti la pensano così, ma le statistiche confermano che almeno otto persone su dieci hanno questo tipo di sensazione. Se poi, come stiamo facendo in questo libro, pensiamo all’esperienza che il nostro potenziale cliente ha con noi, è indubbio che avere una presenza online renda la loro ricerca molto più facile. Puoi usare il sito web anche in modo più attivo, che è ciò che ti consiglio di fare, ad esempio in sinergia con altri canali social come Facebook.[4] In ogni caso, come dice il prof. Gianluca Diegoli[5] tieni in considerazione che…

… Nessuna piattaforma risolve il problema della strategia, se non quella di chi l’ha venduta. […] Prima serve sapere cosa ci serve, e capire quali competenze sono poi necessarie. La piattaforma di marketing che lavora da sola è un’illusione pericolosa.

Realizzare un sito web è facile e ha costi estremamente ridotti anche se ti affidi ad un professionista, ma se hai un po’ di dimestichezza potresti farlo anche da solo. Ci sono infatti sempre più piattaforme che facilitano il lavoro di creazione di un sito web e l’unico costo aggiunto sarà il servizio di hosting[6] che comunque è una spesa irrisoria. Con un’opportuna strategia la tua presenza online genererà automaticamente nuovo traffico di visitatori e quindi nuovi probabili clienti. Se poi hai la possibilità di creare un prodotto digitale da vendere, che perciò crei una volta ed eroghi infinite volte, allora potrai aumentare di molto le tue entrate dal flusso online. Probabilmente penserai che la tua attività non possa trasformarsi almeno in parte in un prodotto digitale (cosa che dubito), ma resta il fatto che con un sito puoi raggiungere quel pubblico che è fuori dalla tua zona geografica e questo in ogni caso aumenta di molto le tue potenzialità.

Se invece di dover mettere insieme i vari pezzi e strumenti, vuoi fare le cose più velocemente, potresti avvalerti di un marketplace, ossia di una piattaforma gestita da terzi che ti ospita, insieme a tanti altri professionisti o aziende, e che ti permette di comunicare con il tuo pubblico, vendere prodotti o servizi in cambio di una percentuale. Soprattutto in quest’ultimo caso dovrai solo concentrarti sulla creazione di contenuti di valore per il tuo pubblico e pensare a come portarli al successo. Perché…

Se crei contenuti, crei valore. Se crei valore crei un pubblico. Se hai un pubblico, puoi fare pubblicità. Se puoi fare pubblicità, puoi farti conoscere. Quando ti conoscono hai la possibilità di vendere. Perciò i contenuti sono il primo passo per creare un’attività di successo.

Russ Henneberry[7]

Queste piattaforme si dividono in verticali, ossia di un settore specifico (Booking, Airbnd, Zalando, Manomano, Facile, ecc.), oppure orizzontali, che offrono prodotti di diversi settori (Amazon, Alibaba, EBay, ecc.). Ci sono marketplace come ClickBank, Udacity, SkillShare, SocialAcademy, Corsi.it, Udemy ecc., piattaforme strutturate per poter vendere formazione online. I marketplace sono quindi spazi virtuali progettati per far convergere domanda e offerta in uno stesso luogo. Un marketplace ha grandi vantaggi, sia per l’utente che per chi vende. L’utente ha un unico account, la procedura di acquisto è standard, di solito ha spedizioni gratuite o sconti, ma soprattutto può comparare molti prodotti o servizi simili. D’altro canto, anche chi vende ha dei vantaggi:

  • Può ideare velocemente un mini-sito per vendere e promuovere i suoi prodotti o servizi, creando pagine personalizzate che accompagnano l’utente nelle sue varie fasi di avvicinamento.
  • Può creare dei percorsi formativi online dove interagire con i clienti e consentire loro di accedere ad aree riservate per usufruire dei materiali.
  • Può caricare contenuti di valore creando dei percorsi e integrandoli con i vari sistemi di pagamento (le fatture le farà direttamente il marketplace che successivamente corrisponderà una percentuale della transazione).
  • Può promuovere all’esterno la propria attività, per acquisire nuovi contatti e nuovi clienti, lanciando campagne di marketing e costruendo sequenze di e-mail automatiche per aumentare le conversioni e l’esperienza del potenziale cliente[8].
  • Può gestire tutti i contatti e i clienti controllando le performance delle pagine e gestendo il database.
  • Può ridurre la gestione clienti perché in gran parte viene effettuata direttamente dal marketplace stesso.

Puoi quindi fare quasi tutto quello che puoi fare con un sito web gestito in modo personale, ma con delle agevolazioni che a volte possono fare la differenza: evitare spese di hosting, interventi di programmatori, gestione della privacy e gestione delle fatture (è il marketplace che fattura). Per usufruire di questi servizi, oltre al costo per ogni transizione effettuata (di solito trattengono una percentuale dal 10% al 30%), devi pagare un abbonamento il cui costo è quasi sempre inferiore alla somma dei singoli servizi che offrono. Se non hai particolari esigenze di complessità e vuoi vedere velocemente la tua presenza online, allora quest’ultima strada è senza dubbio quella che fa per te.

Ora prenditi qualche minuto e chiediti:

  • Ho un sito web che parla della mia attività? Funziona?
  • Mi sarebbe utile prendere in considerazione un Marketplace per creare la mia presenza online?
  • In che modo il mio pubblico viene in contatto con me?
  • Nei motori di ricerca, escono informazioni corrette e aggiornate riguardo la mia attività? Fai una veloce ricerca online (mettendoti in modalità incognito)
  • Produco contenuti? Con quale regolarità?

Canali Social

Oltre ad un sito web o ad un canale in un marketplace, è indispensabile anche creare una propria presenza su almeno un canale social. La scelta di quale canale presiedere dipende dagli obiettivi che hai, dal posizionamento e dalla nicchia di mercato in cui operi. Ci sono social che ormai sono diventati dei media come Facebook, il canale ad avere più iscritti al mondo[9] e che ti offre possibilità di azioni uniche di promozione dei tuoi contenuti perché con nessun altro canale puoi rivolgerti al tuo target in modo così diretto e preciso, oppure Youtube, Instagram o LinkeDIn. E poi ci sono gli altri, ognuno con le sue particolarità, fascia di pubblico e interessi: TikTok, Pinterest, Tumblr, Twitter, Discord, Flickr, SnapChat, cc. In ognuno di questi social, con la corretta strategia, puoi raggiungere il tuo pubblico.[10]

I canali dove puoi condividere immagini e video offrono il vantaggio di comunicare in modo molto più diretto dei testi perché risvegliano le emozioni e queste rimangono a lungo nella memoria, creando il volto della tua azienda[11]. Se quindi utilizzi immagini appropriate e di alta qualità (reali, non quelle prese da altre piattaforme) potrai raggiungere ottimi risultati. Inoltre puoi usare gli hashtag[12], gli influencer, le stories,[13] (Instagram) fidelizzare i tuoi clienti e rafforzare il tuo marchio venendo inserito nelle bacheche virtuali degli utenti.

Twitter e Tumblr nascono come dei microblogging[14]. Qui puoi condividere contenuti di varia natura e formato (testi, immagini e video) e gli utenti vedono il contenuto di un profilo che hanno deciso di seguire (come su Facebook). In questo tipo di piattaforme bisogna conquistarsi il proprio pubblico, postando contenuti rilevanti o condividendo e commentando contenuti di altri. Così facendo ti costruisci una tua personalità e le persone che vorranno seguirti saranno in sintonia con te (e la tua azienda).

LinkeDIn e SlideShare hanno un’angolatura più professionale proprio perché molti consigliano di separare i profili privati da quelli a carattere aziendale. LinkedIn agevola lo scambio tra aziende, lavoratori e professionisti inserendo la facilità comunicativa di un social in una cornice più seria per allacciare nuovi contatti professionali e curare quelli esistenti. Si divide in 3 parti: Network, per creare e sviluppare il proprio network; Opportunity, per corsi di formazione ed orientamenti professionali; Knowledge, il servizio di messaggistica e condivisione di conoscenze. SlideShare (acquistata nel 2012 da LinkeDIn e controparte di Flickr e Instagram) invece ha un servizio di file hosting per pubblicare contenuti professionali (presentazioni, documenti e video) in modo facile e veloce. In questo caso è predominante l’accesso alle informazioni, il proprio know-how, più che alla persona.

Su YouTube e Vimeo (e altri, ma per nicchie molto specifiche) puoi condividere video. Youtube è il canale più presente (è il sito più popolare dopo Google, che appunto l’ha comprato) e sempre più aziende e professionisti hanno un loro canale in questo social. Youtube con il tempo ha implementato funzioni che permettono di trasformare anche un hobby in un vero e proprio lavoro, inoltre ha un enorme raggio d’azione. Vimeo è più “ordinato” rispetto a Youtube e anche la qualità è di livello medio più alto. Vengono pubblicati video professionali quindi, se vuoi usare questo canale, assicurati di avere un buon livello di produzione.

Apro una piccola parentesi sui video sia perché stanno prendendo sempre più piede,[15] e c’è un preciso motivo per questo, sia perché quasi tutti i social che ti ho indicato facilitano la condivisione di video. È quindi un formato comunicativo con il quale avrai sicuramente a che fare. Secondo Hubspot, l’81% delle aziende usa i video come uno strumento di marketing e il 25% pubblica video ogni settimana. Il 60% delle persone guarda video online rispetto alla tv, che stanno diventando un vero e proprio “pane quotidiano”[16], e sempre più persone preferiscono un video alla lettura. Non so se questa sia una bella notizia per la nostra cultura letteraria, ma di certo attraverso un video viene recepito il 95% di un messaggio, rispetto al solo 10% di un testo scritto. Quindi è attraverso un video che le persone preferiscono farsi un’idea di un servizio o di un prodotto, ancor prima di entrare in un negozio, online o fisico. E d’altro canto il 97% di chi usa i video nel marketing sostiene che aiutano a comprendere meglio i loro prodotti e servizi. È quindi un circolo virtuoso e anche per questo i video hanno più visualizzazioni rispetto ad un testo (il 48% in più, secondo HubSpot) e vengono condivisi ben 1200% in più rispetto a testi con immagine. E mi fermo qui per non allungare troppo la mia parentesi ma il sunto è che fare video è diventato un must proprio perché migliora le performance di qualsiasi cosa tu faccia, dal posizionamento del tuo sito, alle conversioni di una pagina di vendita, alle interazioni in un tuo post e alle condivisioni. Direi tutto. Se quindi hai capito che anche tu dovrai fare qualche video, ti do qualche consiglio veloce:

  • I video devono essere corti, meno di due minuti. In particolare, il 3o% degli spettatori lo interromperà dopo trenta secondi, il 45% dopo un minuto e il 60% dopo due minuti: cerca quinidi di dire le cose più importanti nei primi trenta secondi.
  • Sui social come Facebook la maggior parte dei video vengono visti senza l’audio: se il tuo video è parlato ti conviene mettere i sottotitoli.

Come hai visto, i social rappresentano uno strumento di comunicazione e marketing estremamente importante e variegato. È indispensabile anche qui non perdersi e non avere la pretesa di essere presenti ovunque. La scelta di partenza ovviamente è quel canale dove puoi trovare più facilmente il tuo pubblico, che quindi è più in linea con il tuo posizionamento nel mercato e che puoi gestire con le forze che hai in questo momento.

Ora prenditi qualche minuto per chiederti:

  • Quali canali sto usando in questo momento? Stanno funzionando?
  • Sono regolare nella produzione di contenuti? Ci sono interazioni con il mio pubblico?
  • Ci sono canali che potrebbero essere più utili alla mia attività? Potrei implementarli senza troppo sforzo?

Autorisponditore

Il terzo elemento praticamente indispensabile è l’autorisponditore, ossia un programma che gestisce e comunica anche in moto automatico con una lista di contatti, ossia di indirizzi e-mail. Lo ritengo uno strumento importantissimo perché rappresenta il tuo asset. Infatti, la lista dei contatti è di tua proprietà mentre i vari follower dei canali social sono dei canali stessi, che quindi possono a loro piacimento modificare le regole del gioco, spegnere il canale o anche fallire. Il rapporto con i social infatti è di amore e odio perché sappiamo tutti quanto sono potenti e quindi quanto possono essere invadenti nelle nostre libertà. L’indirizzo e-mail che ti hanno lasciato i tuoi contatti invece è un file che puoi portarti con te ovunque e che puoi disporre, nel rispetto della privacy e dell’integrità, in modo autonomo. Italo Cillo diceva spesso, riprendendo da Dan Kennedy: “the money is in the list”, ossia “i soldi sono nella lista (di contatti e-mail)”.

Vediamo come funziona. Quando ti iscrivi ad una newsletter lasci i tuoi dati, di solito nome e indirizzo e-mail, e subito dopo arriva nella tua casella di posta un’e-mail di benvenuto a questo servizio. Da quel momento l’azienda alla quale hai lasciato l’indirizzo può scriverti per varie ragioni, che siano per veicolare contenuti, promuovere un prodotto o informarti di qualcosa inerente e utile. Pensa che la prima e-mail fu spedita da Ray Tomlinson nel 1971, il primo invio di massa fu stato nel 1978 a 400 persone, nel 1996 hotmail divenne il primo provider[17] e ad oggi vengono spedite circa 300 miliardi di e-mail al giorno. Con il tempo e con l’uso sempre più sofisticato di questo canale di comunicazione, si è visto sempre più che la crescita di un’attività è imputabile alla relazione che puoi costruire gradualmente con la tua lista di contatti. La redditività della tua lista sta proprio nella tua capacità di comunicare adeguatamente con loro: più sei capace di comunicare e meglio sai scrivere le tue e-mail, più il tuo pubblico sarà invogliato a seguire i tuoi contenuti e a far parte della tua famiglia.

La comunicazione via e-mail ti serve dall’inizio alla fine del percorso: dal primo momento in cui il contatto dimostra il suo interesse verso il tuo messaggio, a quando è così entusiasta che promuove la tua attività agli altri. Ora non ci addentriamo nelle raffinate strategie dell’e-mail marketing ma vorrei illustrarti i tipi di e-mail che potresti inviare alla tua lista di contatti, proprio per farti capire che ci sono moltissime occasioni per creare un’esperienza unica. Infatti, l’e-mail marketing è strettamente connesso con il viaggio che abbiamo accennato prima e che affronteremo nel dettaglio nel prossimo capitolo proprio perché ogni fase che vive il tuo contatto, corrisponde ad un tipo di comunicazione diversa. Per farlo, hai bisogno di sapere chi è il tuo cliente (vedi il capitolo precedente) e collegare questa descrizione con la fase del viaggio che sta vivendo in quel momento. Hai la fortuna di avere il tempo per costruire una relazione di fiducia e apprezzamento e inoltre hai molte occasioni per farlo. Ci sono tre tipologie con le quali puoi categorizzare le tue e-mail:

  1. E-mail di transizione: di solito inviate dal servizio clienti. Fatture, ricevute e notifiche, credenziali di accesso e richieste di cancellazione, ecc. Spesso sono comunicazioni molto scarne invece tu potresti renderle personali inserendo il logo grafico e congratulandoti con il nuovo cliente (o dicendo quanto ti dispiaccia che se ne vada). L’esperienza dimostra che questo tipo di e-mail, se ideate con attenzione, aumentano molto la qualità dell’esperienza del cliente e, come sai, clienti soddisfatti si trasformano in tuoi promotori.
  2. E-mail di relazione: inviate da te o dai tuoi stretti collaboratori, ossia persone del tuo team che abbiano un ruolo formativo. Sono e-mail di contenuto, come una newsletter, un aggiornamento di un prodotto, qualsiasi cosa che nutra la tua relazione con loro. Servono a dimostrare quanto tu sia generoso proprio perché regali contenuti e quanto tu sia autorevole e preparato, perché questi contenuti sono utili e di valore.
  3. E-mail di promozione: inviate da te che sei il volto dell’attività (magari scritte dal copywriter, ma a tuo nome), ed hanno lo scopo di indirizzare alla vendita ossia all’interno ci sarà un link ad una pagina di vendita di un prodotto o servizio.

Che siano un broadcast o all’interno di un follow-up, ogni e-mail che invii ricade in una di queste tre categorie. Un broadcast è un’e-mail inviata manualmente, ossia viene spedita solo una volta, in un momento preciso. La maggior parte delle tue e-mail di relazione e quelle di promozione ricadono sotto questa tipologia o comunque ogni comunicazione che sia legata al fattore tempo. Le e-mail di follow-up invece sono una serie di messaggi in sequenza (solitamente dai 3 ai 7, ma dipende dall’obiettivo), inviati automaticamente, ossia quando accade qualcosa come ad esempio l’acquisto di un prodotto o l’iscrizione alla tua newsletter. Ogni e-mail di transizione appartiene a questa categoria, così le e-mail di benvenuto, quelle di accesso e consumo dei prodotti acquistati, quelle di richiesta di iscrizione a qualche nuovo contenuto. In poche parole, tutto ciò che non ha senso mandare manualmente. Impostare un follow-up ti farà risparmiare molto tempo e renderà l’esperienza del cliente fluida e appagante.

Ora prenditi il giusto tempo per chiederti:

  • In che modo uso l’e-mail marketing? Ho un autorisponditore e se sì, come lo uso?
  • Come sono organizzate le mie e-mail di transizione, di relazione e di promozione? Sono ben curate e personali?
  • Come sono organizzati i miei broadcast?
  • Come sono strutturati i miei follow-up?

Non è questo il momento di risolvere le eventuali lacune emerse, perché lo faremo nel prossimo capitolo, quando approfondiremo il viaggio che fa il tuo cliente all’interno della tua attività e come puoi implementare l’e-mail marketing in ogni passaggio. Ora serve “solo” che tu faccia un’onesta fotografia dello stato delle cose e che inizi a rifletterci su. Nel prossimo capitolo approfondiremo ognuna delle sette fasi del viaggio del tuo cliente all’interno del percorso che hai progettato per lui perché spesso due persone sconnesse sono collegate dal fiume del tempo, quindi in ogni fase dovrai comunicare diversamente ed assicurarti che vengano soddisfatte le promesse fatte di volta in volta. A volte, dettagli inaspettati danno il via a scelte che possono cambiare la nostra vita.


[1] Possono esserci alcuni casi che sfuggono a questa “legge”, ma sono mosche bianche e nel 99,9% dei casi non sei tu.

[2] Una delle ragioni principali è anche perché il suo inventore l’ha resa disponibile a tutti. Se non fosse stato così, forse sarebbe andata molto diversamente.

[3] Alessandro Baricco, The Game, Einaudi Editore, 2018.

[4] Ad esempio, dal social potresti creare un link che porta al tuo sito, facile da navigare e che contenga tutte le informazioni che servono per proseguire la ricerca con te.

[5] Gianluca Diegoli, si occupa di consulenza di marketing strategico, digital transformation, e-commerce e omnicanalità. È co-founder di Digital Update e insegna digital marketing in IULM. Vedi Gianluca Diegoli, Svuota il carrello, il marketing spiegato benissimo, UTET, 2020.

[6] Affitto dello spazio necessario per pubblicare una o più pagine Internet.

[7] Russ Henneberry è fondatore di TheCLIKK.com, formatore nell’ambito del digital marketing ed in particolare esperto di Content Marketing. Co-Autore insieme a Ryan Deiss di Digital Marketing for Dummies, John Wiley & Sons Inc, 2016.

[8] Alcuni marketplace non sviluppano la costruzione di liste perché funzionano come un social. In questo caso l’attività non ruota attorno ad una lista di contatti, ma ad un pubblico che ti segue, che quindi non è di tua “proprietà”, ossia dipendi dal marketplace.

[9] Solo in Italia sono 29 milioni di utenti, un terzo della popolazione nazionale (nel mondo sono invece 2,5 miliardi).

[10] Vedi https://www.ionos.it/digitalguide/online-marketing/social-media/i-social-media-piu-importanti/

[11] Per questo il marketing visivo è così importante nel posizionamento.

[12] Classificazione riprodotta graficamente con il simbolo del cancelletto “#“ e seguita da una descrizione di una o poche parole attaccate.

[13] Brevi video e immagini (che possono anche essere scritti e modificati graficamente), che posizionati uno dietro l’altro formano una storia e che possono rimanere online solo 24 ore.

[14] Una forma di pubblicazione costante di piccoli contenuti in Rete, sotto forma di brevi messaggi di testo, immagini, video, audio MP3, ma anche segnalibri, citazioni, appunti. Questi contenuti vengono pubblicati in un servizio di rete sociale, visibili a tutti o soltanto alle persone della propria comunità [Riferimento: Wikipedia].

[15] Nel 2021, in ogni secondo passa attraverso internet in milione di minuti di video.

[16] Secondo lo stesso YouTube, ogni giorno vengono visualizzati più di un miliardo di ore di video su quel canale e, secondo TechCrunch ogni giorno su Facebook ci sono 8 miliardi di visualizzazioni di video.

[17] Società che fornisce a pagamento servizî telematici, nello specifico i collegamenti di posta elettronica e di accesso a Internet.

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