La chiave e la procedura

Le frequenze che vengono trasmesse dai satelliti sono ovunque e possiamo sintonizzarci con un canale o con un altro, per vedere ciò che desideriamo. Basta un pulsante per accedere ad una particolare frequenza tra le illimitate presenti nell’etere. Così, tutto ciò che diciamo, facciamo e pensiamo, genera una particolare energia che si diffonde intorno a noi.

Radhanath Swami[1]

Ciò che ti ho appena detto, sembra un discorso molto sottile ma gli effetti sono assolutamente reali. Un detto dice che la verità entra in risonanza con la fiducia, i mantra con il piano divino, le dicerie con la discordia e le critiche con il disprezzo.

Mi spiego con un esempio che ho ascoltato da Paolo Spoladore.[2]

Se vedo un contadino che sparge dei semi di frumento su un terreno accuratamente preparato, mi aspetto che più o meno dopo otto mesi troverò uno splendido campo di frumento.

E se invece vedo un campo di frumento pronto per essere raccolto, anche se è la prima volta che passo di lì, penserò che otto mesi prima un contadino in quello stesso campo abbia preparato la terra, sparso i semi di frumento e seguito una specifica procedura.

Così, se continuo a fare ciò che finora non ha funzionato, mi ritroverò inevitabilmente con gli stessi problemi da affrontare e, valutando i problemi che devo costantemente affrontare, potrò risalire alle azioni che ho o che non ho fatto al momento opportuno.

Se è vero che la vibrazione sulla quale sei connesso forma la tua coscienza e perciò la tua capacità di agire e di creare benessere intorno a te, allora se riuscirai a sintonizzarti sulla giusta frequenza, sperimenterai un’evoluzione in tutti gli ambiti in cui operi.

Certo, tutti cercano di sintonizzarsi con la felicità, ma la tendenza è quella di ritrovarsi intrappolati in una vita schiacciata da valori quantitativi più che qualitativi[3].

Certo, sappiamo che puntare a raggiungere l’eccellenza, nella vita come nel lavoro, è il risultato dello scegliere continuamente la qualità sulla quantità, ma allo stesso tempo farlo non è facile, perché le spinte nella direzione opposta sono fortissime.

Basta solo pensare che al giorno d’oggi lo stress e l’ansia sono realtà concrete e anche le persone ritenute socialmente “vincenti” sono spesso prigioniere del loro “successo”.[4]

Con il tempo ho quindi capito che per far prosperare un’attività, oltre alle varie strategie di marketing che tra un po’ condividerò con te, c’è bisogno di un elemento fondamentale: lo yoga.

In sanscrito yoga significa “connessione”, con te stesso, con gli altri e con la dimensione divina.[5] Non sto parlando di meditazione, di posizioni e di respirazione, ma di un allineamento tra mente, cuore e volontà che deve essere raggiunto secondo una specifica procedura, altrimenti, per quanti sforzi tu possa fare, semplicemente non funzionerà.

Cosa significa tutto questo nella specificità del tuo lavoro?

Spesso costruiamo la nostra identità lavorativa e professionale mettendo da parte i nostri veri talenti e quindi la possibilità di usarli per arricchire la nostra vita e quella degli altri. Come è successo?

Fin dai nostri primi vagiti imitiamo di continuo gli altri e ogni ripetizione ha creato un solco, una traccia, una via nel nostro cervello, trasformandolo in un processo automatico.

Abbiamo applicato, forse ingenuamente, una procedura distorta che ci è stata tramandata, che da una parte è vero che ci ha consentito di vivere accettati dalla maggioranza, ma dall’altra è lampante quanto ci stia tenendo alla sbarra, nel continuo sospetto delle nostre capacità, immersi nel paragone e competizione con gli altri.

Così, la nostra mente separata e sconnessa cerca la prosperità al di fuori di se stessa, pensando di poterla raggiungere solo calpestando la propria vera natura.

Tornando alla riflessione iniziale, sembrerebbe che per qualche ragione ci siamo sintonizzati su frequenze che corrispondono alle attese degli altri o alle loro provocazioni, a volte con la faccia del giudice e altre con quella della vittima, ma senza mai fare qualcosa di veramente creativo, unico e quindi di intelligente, proprio perché non è nelle facoltà della pura ripetizione.

Purtroppo, anche i frutti che raccogliamo dal nostro lavoro hanno spesso questo tipo di sapore.


[1] Radhanath Swami (Chicago 1950) è l’autore dei best seller “Ritorno a Casa” e “Ritorno all’Anima“. A 18 anni decide di intraprendere un viaggio di ricerca spirituale in Europa, Medio Oriente e Asia, durante il quale conosce e studia numerosi percorsi e tradizioni spirituali, fino ad approdare al sentiero dello yoga della devozione (Bhakti Yoga).
Maestro all’interno dalla tradizione Gaudiya Vaishnava, edificatore di comunità, attivista e autore.

[2] Paolo Spoladore (1960), detto Donpa, si definisce “Tecnico del Sistema Percettivo, consulente e formatore”. Attivo nella ricerca e nella conoscenza delle procedure di come funziona l’essere umano nelle sue interazioni tra la dimensione spirituale, quella psico-emozionale e quella fisica. Creatore del percorso formativo Il Principio PneumoPsicoEmoSoma®.

[3] Guénon René. Il regno della quantità e i segni dei tempi. Adelphi, 1995.

[4] George Ward, Hanne Collins, Michael I. Norton and Ashley V. Whillans, Work Values Shape the Relationship Between Stress and (Un)Happiness, Harvard Business School, 2020.

[5] Lo yoga ha origine nell’antica India ed è una pratica connessa a vari sistemi di conoscenza. Il termine accoglie una vasta gamma di scuole e comprende varie discipline fisiche, mentali e spirituali. Lo yoga insegna che il nostro vero sé, detto atma in lingua sanscrita, non è il corpo, ma l’osservatore che vive al suo interno, l’”io” che vive l’esperienza. La materia, gli elementi tangibili e sottili che costituiscono il corpo e la mente non hanno alcun potere di agire se l’atma non li fa muovere. Infatti, la percezione e tutti gli altri sintomi della vita cessano quando l’atma lascia il corpo, fenomeno che chiamiamo morte.

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