L’ingresso personale

Oltre ai principi universali che regolano la disposizione armonica dello spazio, il Vastu riconosce che ogni individuo è attraversato da un proprio ordine sottile, legato alla sua nascita, al suo karma, al suo cammino unico nel tempo. Secondo questa visione, esiste per ciascuno di noi una direzione d’ingresso particolarmente favorevole, che non si calcola sulla base delle regole generali, ma secondo il proprio piano natale, attraverso il sistema chiamato astakavarga.

Da esso si può individuare da quale direzione dovrebbe idealmente entrare l’energia nella propria vita. Per alcuni sarà il Nord-Est, per altri il Sud, per altri ancora l’Ovest. Non c’è giusto o sbagliato: c’è coerenza tra lo spazio e il destino.

Questo significa che, in alcuni casi, una zona considerata “delicata” secondo il Vastu tradizionale, come il Sud, potrebbe rivelarsi estremamente benefica per una persona, perché allineata con la sua traiettoria spirituale e karmica. Non è l’ingresso a dover sempre rispecchiare una regola astratta, ma il punto in cui l’anima è chiamata a entrare nel mondo.

Guarda in quale segno è presente il Reggente della Casa Quattro (che è indicatrice della casa); se è solo valuti la direzione del segno; se è insieme ad altri pianeti valuti il più forte e scegli la direzione dell’entrata in riferimento alle direzioni dei pianeti.

Il sapere vedico, così, ci invita a non fermarci alle formule ma a sentire, conoscere e infine scegliere in base a ciò che sostiene non solo la casa, ma la vita che in essa vuole fiorire.

Infatti, aprire in uno di questi pada significa più che seguire una regola, scegliere da dove far entrare il senso della vita nella casa, perché ogni cella è come un punto d’ascolto: cambia il suono del mondo che entra, cambia il nostro modo di accoglierlo.

Il Vastu, ancora una volta non impone ma invita, a guardare la casa come si guarda un corpo, o un rito: con attenzione, con rispetto, con la consapevolezza che ogni punto può diventare soglia del dharma.