Il nodo di Brahma

Il primo nodo è chiamato “nodo di Brahma” (Brahma Granthi).

Secondo la Tradizione indo-vedica Brahma è la figura divina che presiede alla creazione dell’universo, il grande architetto, il demiurgo. Visto che attiene alla creazione questo nodo rappresenta la nostra paura di morire, la sopravvivenza, la sicurezza e le nostre tendenze più istintive insieme al desiderio materiale.

Se volessimo collegarlo al nostro apparato neurologico potrebbe essere rappresentato dal nostro cervello più antico, quello rettiliano, che si occupa proprio dei processi automatici, della riproduzione, della predazione e dell’appetito, ossia i nostri bisogni primari. Attraverso questo sistema, fuori dal nostro controllo, si vede il mondo come scarsità e lotta inducendoci ad agire in tempi rapidissimi e portandoci spesso all’errore proprio perché la valutazione viene fatta in base a sensazioni molto nette e veloci, senza poter ponderare.


Se gestisci la tua attività strategicamente e a livello comunicativo in base a questo nodo, le tue scelte saranno con raggio estremamente ridotto e il tuo modo di guardare il mondo, dove il prossimo viene considerato solo come un possibile pericolo o una preda da annientare, non potrà che portare frutti di questo sapore perché si fonda sul senso della competizione e del possesso.

Gli altri, concorrenti o clienti, saranno catalogati come “più forte” o “più debole” e le azioni che farai saranno conseguenti a questo giudizio.

Purtroppo, la maggior parte di noi sceglie proprio con questo cervello. Difatti si dice che le persone decidano d’istinto e solo poi giustifichino tali scelte in modo razionale. [1]

Per facilitare lo scioglimento di questo nodo, dovremmo:

  • Comprendere che, come dice il monaco Thomas Merton “nessun uomo è un’isola”[2], ossia non viviamo separati ma connessi l’un con l’altro, che quindi non rappresenta un pericolo ma un’opportunità per crescere insieme.
  • Abbandonare la paura del futuro e avere più fiducia in noi stessi e negli altri. Tante volte nel nostro lavoro ci troviamo a riflettere sulle situazioni adottando come criterio solo quanto guadagniamo e non alle conseguenze del nostro agire sugli altri, ma credo che solo un cuore egoista giustifichi la vittoria delle risorse sulle relazioni.

Quando è attivo questo nodo il nostro corpo produce molta endorfina e dopamina, ormoni che sono utili nella lotta per la sopravvivenza.

L’endorfina, rilasciata dall’Ipofisi, maschera il dolore fisico come farebbe un analgesico, creando una sorta di piacere quando si è sotto sforzo (come succede agli atleti agonisti), che aumenta la capacità di resistenza.

La dopamina invece è rilasciata dall’Ipotalamo quando si raggiunge una meta. Si basa su obiettivi concreti e per questo ci aiuta a finire le cose che abbiamo iniziato, aumentando la sua quantità man mano che ci avviciniamo alla meta.

Purtroppo, entrambi sono ormoni egoisti perché sotto il loro influsso non riusciamo a vedere nient’altro che noi stessi e peggio ancora creano una fortissima dipendenza.

Infatti, la dopamina viene rilasciata anche nei giochi d’azzardo, nell’alcol, nella cocaina, tutte attività che creano una fortissima dipendenza e che portano il malcapitato alla propria rovina e a quella di chi gli sta attorno. In sintesi, endorfine e dopamine lavorano insieme per assicurarci la sopravvivenza, cibo, riparo e aiutandoci a raggiungere gli obiettivi indispensabili.

Si attivano quando guardiamo il lavoro come un mezzo per sopravvivere e ci fanno tenere duro anche nei momenti più difficili dandoci l’ebrezza quando raggiungiamo qualcosa e creandoci il desiderio di rifarlo.

Ma il problema è che facciamo tutto da soli e questo non basta…


[1] Sia chiaro che ora stiamo parlando di te e del fatto che dovrai man mano sciogliere questi nodi ma dal punto di vista del tuo cliente e della comunicazione che instaurerai con lui è altrettanto interessante sapere che anche loro usano questo tipo di cervello nel compiere le loro scelte di acquisto e che quindi dovrai comunicare anche su questo livello fornendo un perché profondo, concreto e personale, per compiere l’azione che in quel momento chiedi.

[2] Thomas Merton, Nessun uomo è un’isola, Garzanti, Milano, 1995.

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